Wave nel mondo 

Un progetto ideato e realizzato da BNP Paribas

MyFoody

La rete contro lo spreco

progetto iniziato in2015aMilano

MyFoody è un software che permette la commercializzazione di prodotti alimentari attualmente smaltiti come rifiuti. Configurandosi come processo tecnologico che permette di efficientizzare l’uso delle risorse, MyFoody risponde all’inefficienza di mercato, causata dalla breve shelf life – e conseguente spreco - di prodotti alimentari presenti in negozi e supermercati. Infatti, mediante il software MyFoody, negozi e supermercati possono “caricare” online i propri prodotti “a rischio spreco”, raggruppabili in tre principali categorie:

- prodotti in scadenza;

- prodotti che presentano semplici difetti estetici;

- prodotti generalmente in eccesso, ad esempio per pianificazione scorretta o stagionalità del prodotto. 

Il mercato virtuale consiste in una piattaforma online dove consumatori e parti private (associazioni o enti) prenotano i prodotti alimentari di proprio interesse all’interno dell’area geografica richiesta. Il prezzo dei prodotti è determinato dalle imprese affiliate alla rete ad un valore inferiore rispetto al prezzo di mercato. Una volta prenotati i prodotti online a prezzo ridotto, gli utenti si recano presso i punti vendita per pagare e ritirare la merce. I prodotti caricati sulla piattaforma che non vengono acquistati dagli utenti sono automaticamente posti a disposizione di una rete di enti non profit attive sul territorio il giorno della scadenza, così da poter essere raccolti, cucinati e distribuiti nelle mense il giorno stesso. All’interno di questo processo a spreco 0, prodotti perfettamente commestibili vengono nuovamente introdotti all’interno del mercato per rispondere ai bisogni di convenienza, equità sociale e sostenibilità ambientale. Infatti, data l’incidenza degli attuali sprechi alimentari a livello distributivo, MyFoody presenta uno straordinario potenziale legato alla riduzione dei rifiuti e, di conseguenza, delle emissioni di CO2 correllate allo smaltimento dei rifiuti.
Se il modello di business di MyFoody offre gli strumenti “classici” dell’economia circolare, vale a dire la valorizzazione di assets aziendali sottoutilizzati per fini di sostenibilità ambientale, le motivazioni che lo ispirano sono da ricercarsi nella creazione di “valore condiviso” secondo l’approccio degli economisti Porter e Kramer. Il concetto di valore d’impresa, all’interno delle visioni del capitalismo tradizionale, è inteso in maniera eccessivamente restrittiva e con pressoché unico riguardo alla performance economica nel breve-periodo. L’aspetto sociale e ambientale dell’impresa è preso, eventualmente, in considerazione nella politica di CSR dell’impresa stessa, e in totale disgiunzione con il concetto di valore. Il valore condiviso che ispira MyFoody e l’intera attività di Anagramma nasce, invece, dalla creazione di un valore che sia al contempo economico, sociale e ambientale – dunque, un valore condiviso perché presente all’interno dell’attività quotidiana dell’impresa per la creazione di esternalità positive per l’impresa stessa (profittabilità), per la società (convenienza e consapevolezza ambientale) e per l’ambiente (sostenibilità).

Esmeralda Colombo presenta MyFoody all'evento Repubblica Next a Reggio Emilia (29/11/14)

Esmeralda Colombo presenta MyFoody all'evento Repubblica Next a Reggio Emilia (29/11/14)

In ordine: Francesco Giberti, Esmeralda, Colombo, Stefano Rolla, Luca Masseretti, Alessandro di Paola

In ordine: Francesco Giberti, Esmeralda, Colombo, Stefano Rolla, Luca Masseretti, Alessandro di Paola

Francesco Giberti e Luca Masseretti al desk di MyFoody al Web Summit di Dublino - evento di caratura internazionale per start up (4-7 Novembre 2014)

Francesco Giberti e Luca Masseretti al desk di MyFoody al Web Summit di Dublino - evento di caratura internazionale per start up (4-7 Novembre 2014)

« MyFoody permette la commercializzazione di prodotti alimentari attualmente smaltiti come rifiuti »

storia del progetto

MyFoody nasce dall’esperienza del nostro Founder, Francesco Giberti, che – nel novembre 2012, si trovava in Belgio per un periodo di ricerca e ispirazioni per la sua tesi di laurea in Responsabilità Sociale di Impresa in ambito di Contabilità e Bilancio. Dopo aver acquistato un pacchetto di biscotti biologici, Francesco si accorge che i biscotti stanno per scadere, e pensa alla sconvenienza di averli pagati a pieno prezzo. Perché “sperare” nella disattenzione del consumatore? Perché, invece, i punti vendita non si organizzano per un tipo di innovazione che sia al contempo commerciale e tecnologica? Nasce così la prima idea di MyFoody, si svolgono le prime riunioni fumose tra amici, quegli stessi amici che, dopo diverse esperienze lavorative e una sempre maggiore convinzione, nel dicembre 2013 diventeranno componenti di un team affiatato, pronto a lavorare in condizioni di stress con ironia ed efficacia. Nasce anche la prima occasione di sviluppare l’idea, precisamente vincendo un percorso di incubazione nel febbraio 2014 presso ImpactHub Firenze all’interno del bando “Food Waste”  lanciato da Unicoop Firenze. Tre componenti del team si trasferiscono da Milano nel capoluogo toscano, pronti ad inoltrarsi nella complessità di acquisti, logistica, sistemi informativi e sprechi della Grande Distribuzione Organizzata. Non passa molto tempo e – nel luglio 2015 - arriva la prima soddisfazione europea, la vittoria della prima call del bando CHEST, lanciato dalla Commissione Europea, che premia MyFoody come uno dei 35 migliori progetti di innovazione sociale in Europa. MyFoody viene poi selezionato dal WebSummit di Dublino, l’evento più importante in ambito web e tech in Europa, e l’intero team parte alla volta dell’Irlanda per una 4 giorni di fiera ed eventi. Ma l’Italia ritorna, come promessa e come missione. Siamo di nuovo Milano, dove Expo2015 conferisce il patrocinio gratuito al progetto MyFoody. È la fine di novembre 2014 quando MyFoody partecipa al contest Alimenta2Talent, lanciato dal Comune di Milano, e vince un programma di accelerazione di impresa presso il Parco Tecnologico Padano, a Lodi. L’idea diventa sempre più concreta, il team di MyFoody – grazie al programma di accelerazione Alimenta2Talent, partecipa come espositore alla Fiera Seeds&Chips, continua ad essere presente nelle iniziative del territorio, che siano conferenze, incontri, azioni. Il maggio del 2015 si rivela decisivo. MyFoody è ormai pronto per essere lanciato sulla città di Milano in fase Beta. Sono dodici i punti vendita coinvolti, molti incominciano ad essere interessati all’esperienza, gli enti non profit diventano parte della Rete Contro Lo Spreco. Il blog, lanciato già ai tempi fiorentini nella primavera del 2014, continua a offrire cibo per la mente in ambito politico, antropologico, economico, medico, di innovazione – tutti questi temi legati dal minimo comun denominatore della Sostenibilità. Perché è vero, MyFoody interviene a livello di distribuzione, ma ambisce a offrire ai propri utenti conoscenze e strumenti per scegliere quotidianamente uno stile di vita in linea con i propri reali bisogni, in linea con le effettive risorse del pianeta. Nel giugno 2015, MyFoody riceve la menzione speciale dalla Giuria di WindBusinessFactor, avviandosi verso nuovi percorsi, nuove implementazioni. La milestone successiva nella timeline del progetto, che ne permetterebbe l’effettiva scalabilità e maturità, consiste nel coinvolgimento della Grande Distribuzione Organizzata del settore alimentare, responsabile del maggior spreco evitabile di cibo a livello distributivo. In tal modo, l’impatto ambientale del progetto verrebbe ad essere molto maggiore e nell’ordine di tonnellate di CO2 sottratte all’atmosfera. L’innovazione tecnologica e commerciale resa possibile dall’implementazione di MyFoody si unirebbe così ad un impatto ambientale particolarmente elevato e conveniente anche dal punto di vista della profittabilità aziendale. In tal modo, l’impatto aziendale positivo potrebbe perdurare nel tempo, diventando practice sostenibile.

183
miliardi di euro che si potrebbero risparmiare entro il 2030, se si riuscissero a ridurre gli sprechi alimentari nel mondo (European Parliamentary Research Service, 2014)
170
milioni di tonnellate di CO2 emesso all’anno, causato dal food waste nella sola Europa (European Parliamentary Research Service, 2014)
2020
anno entro cui, in assenza di azioni concrete, gli sprechi alimentari sono destinati a salire a circa 126 milioni di tonnellate, con un significativo incremento dei costi sociali (European Parliamentary Research Service, 2014)
« MyFoody ambisce a offrire ai propri utenti conoscenze e strumenti per scegliere quotidianamente uno stile di vita in linea con le effettive risorse del pianeta »

intervista con Francesco Giberti, Founder e CEO

In che modo il tuo progetto interagisce e si connette con lʼambiente, le istituzioni, le persone del tuo territorio?

Ritengo che MyFoody non abbia solo un profilo commerciale, ma interagisca in maniera positiva anche con l’ambiente, le istituzioni e le persone del territorio dove esso opera. Innanzitutto, l’ambiente. Mediante il recupero commerciale delle eccedenze alimentari, MyFoody riduce lo spreco evitabile di cibo, vale a dire quella sottovalorizzazione di cibo perfettamente commestibile che, invece di essere venduto, finisce per essere smaltito da distributori e produttori con conseguenti ripercussioni per l’ambiente e i suoi abitanti. MyFoody vuole evitare questa inefficienza, mediante un canale commerciale e solidale. Le istituzioni sono coinvolte all’interno della Rete Contro Lo Spreco perché MyFoody si pone l’obiettivo di accrescere l’accesso al cibo dei suoi utenti mediante un ragionato sistema di scontistica. Ciò va a sconfiggere, in parte, la crescita esponenziale di povertà anche tra le fasce storicamente meno esposte a questa in un fenomeno conosciuto come “nuova povertà e nuove povertà”. D’altronde, anche le povertà più conosciute, quelle delle persone indigenti, vengono impattate positivamente dall’inclusione degli enti non profit nella rete MyFoody. Quello che non è acquistato sulla piattaforma, viene donato agli enti non profit che offrono serivzi di accesso al cibo epr gli indigenti. All’interno della rete, sono attualmente presenti 6 enti non profit, estremamente attivi e propositivi. Tutto ciò va a beneficio di una migliore convivenza sociale, più eguaglianza e meno pensieri per le istituzioni. Ma le istituzioni sono anche interpellate da un progetto come MyFoody, un progetto che induce pratiche virtuose da parte – ad esempio – di punti vendita della distribuzione alimentare, ma che potrebbe indurre pratiche ancora più virtuose se solo la normativa fosse più adatta agli scopi di tutela ambientale. Ad esempio, se la tassa sui rifiuti fosse davvero basata su quanto effettivamente destinato al smaltimento, e non sulla dimensione del punto vendita, buone pratiche come MyFoody sarebbero premiate, a vantaggio di tutti gli attori coinvolti. Le persone sono gli utenti MyFoody, continuamente esposti a contenuti di consapevolezza ambientale e alimentare all’interno del blog e dei nostri social network. Sono sempre loro, che ad ogni spesa conoscono l’effettivo ammontare di CO2 risparmiata, oltre che il risparmio in denaro della loro spesa MyFoody. Sono loro a risparmiare sulla propria spesa, compiendo un’azione a vantaggio dell’intera comunità. Sono sempre loro a poter donare a chi ha bisogno, con il link diretto alle pagine di donazione dei progetti sostenuti da MyFoody.

Che cosa rende il tuo progetto diverso dai progetti simili?

MyFoody crea una rete contro lo spreco che valorizza l’elemento territoriale, risolvendo il problema degli sprechi alimentari attraverso un approccio zonale basato sulla localizzazione del punto vendita e del consumatore, facilitando l’acquisto nella propria zona e creando nuove relazioni e collaborazioni tra attori operanti sullo stesso territorio. Il mercato in cui intende operare MyFoody, quello del recupero commerciale delle eccedenze alimentari, è un mercato che può considerarsi in gran parte inesplorato, se si considerano le azioni di innovazione sinora legate ad esso. Storicamente, il recupero delle eccedenze è avvenuto, mediante le Food Bank, dunque mediante la creazione di una rete di enti non rofit. Recentemente, alcune innovazioni, sia in Italia sia all’interno dell’Unione Europea,sono iniziative di sharing economy che si rivolgono ai consumatori, prevedendo sistemi di scambio di cibo domestico a rischio spreco; oppure, iniziative più simili a MyFoody, ma di commercializzazione di prodotti già pronti, quali i prodotti provenienti da gastronomie, panetterie etc. L’obiettivo che noi di MyFoody abbiamo è quello di raggiungere la distribuzione alimentare, dunque non il negozio al dettaglio o il ristorante, ivi compresa la Grande Distribuzione Alimentare. Infatti, è qui che ormai la maggior parte delle persone si rifornisce. Perché non rendere “normale” una spesa MyFoody al supermercato?

I prossimi passi/piani per il futuro del tuo progetto?

Intendiamo estendere il progetto a nuove città italiane, oltre a Milano. Il mercato in cui intende operare Anagramma con MyFoody, e cioè quello del recupero delle eccedenze alimentari, risulta privo di barriere all’entrata degne di nota. MyFoody crede di poter contare su un bacino di consumatori e di imprese sensibili all’argomento “food waste” e “sostenibilità”. Intendiamo continuare ad espanderci all’interno di punti vendita, sia della medio-piccola distribuzione, sia della Grande Distribuzione Organizzata. Attualmente stiamo lavorando allo svilluppo di un’app mobile. Desideriamo continuare a costruire una Rete, concetto fondamentale di ogni vera innvoazione sociale, con punti vendita, utenti, enti non profit, ma anche istituzioni e ambienti accademici. Ad esempio, siamo stati contattati per diventare potenzialmente un caso di studio degli studenti della Scuola di Business di Maastricht. In futuro, l’opportunità che intendiamo cogliere è quella di proporci anche a imprese della produzione – dunque, non solo della distribuzione, quale soluzione per recuperare prodotti alimentari a fini commerciali e solidali, trasformando un potenziale spreco in risorsa. Il momento attuale è denso di aspettative. Inseguito all’approvazione della legge in Francia, la quale trasforma lo spreco alimentare in reato all’interno di determinate circostanze e per mezzo di determinati soggetti, le imprese e gli utenti sentono che la tematica è particolarmente urgente, e che presto potrebbe essere affrontata in Italia. Considerando la crescente attenzione da parte delle aziende e dei consumatori ai temi degli sprechi alimentari, del riuso e del recupero di prodotti, nonché i vantaggi trasversali che il sistema MyFoody apporterebbe, si valuta positivamente la possibilità di MyFoody di scalare il mercato italiano ed europeo in tempi brevi, arrivando ad assumere una posizione di leader nel settore.

« Perché non rendere “normale” una spesa MyFoody al supermercato? »